Come posso migliorare la comunicazione con il mio compagno nello sport e nella vita di tutti i giorni?

Come posso migliorare la comunicazione con il mio compagno nello sport e nella vita di tutti i giorni?
Sabato scorso sono stato invitato a seguire un gruppo di persone durante un corso di padel.
L’obiettivo non era insegnare un colpo migliore o correggere un movimento tecnico. L’obiettivo era lavorare su qualcosa che spesso fa davvero la differenza: la comunicazione tra compagni e il focus mentale prima e durante la partita.
Perché nel padel, come nella vita, succede spesso la stessa cosa.
Si parte bene. C’è entusiasmo. C’è voglia. Poi arriva un errore. Qualcuno sbuffa. Qualcuno smette di parlare. Qualcuno si chiude. Qualcuno si arrabbia.
E da quel momento la partita cambia.
Non perché manchi il talento. Non perché gli avversari siano più forti. Ma perché si rompe qualcosa nella comunicazione.
E la cosa interessante è che tutto questo non succede solo sul campo da padel.
Succede in ufficio. Succede in famiglia. Succede nelle relazioni. Succede tra colleghi. Succede tra marito e moglie. Succede tra genitori e figli.
Perché il problema non è quasi mai l’errore. Il problema è come reagiamo all’errore.
Durante quella giornata abbiamo lavorato molto su questo. E a fine sessione una signora si è avvicinata e mi ha detto una frase che mi è rimasta impressa:
“Queste cose dovresti venire a farle anche nella mia azienda. Perché noi lavoriamo insieme tutti i giorni, ma spesso comunichiamo peggio di come comunicano le persone in campo.”
Aveva ragione.
Perché molte persone pensano che la comunicazione sia semplicemente parlare. In realtà comunicare bene significa scegliere il tono giusto, le parole giuste, il momento giusto.
Pensiamo a quante volte, dopo un errore, diciamo frasi come:
- “Sempre il solito problema.”
- “Possibile che sbagli sempre?”
- “Te l’avevo detto.”
- “Non ascolti mai.”
Sono frasi che magari diciamo senza cattiveria. Ma sono frasi che non aiutano.
Non aiutano un collega a lavorare meglio. Non aiutano un figlio a sentirsi capace. Non aiutano un partner a sentirsi compreso.
Anzi. Spesso peggiorano la situazione.
Per questo il primo consiglio pratico che puoi applicare anche nella vita di tutti i giorni è molto semplice:
Chiediti sempre: quello che sto per dire aiuta oppure peggiora?
È una domanda banale solo in apparenza.
Perché molte volte diciamo la prima cosa che ci passa per la testa. Sfoghiamo il nervosismo. Parliamo di getto.
Ma una frase può spegnere una persona. Oppure può darle forza.
Prova a pensarci.
Se un collaboratore commette un errore, invece di dirgli:
“Hai sbagliato di nuovo.”
potresti dirgli:
“Va bene, adesso vediamo come risolverlo.”
Se tuo figlio prende un brutto voto, invece di dirgli:
“Non ti impegni mai.”
potresti dirgli:
“Cosa possiamo fare per migliorare?”
Se il tuo partner sta vivendo una giornata difficile, invece di dirgli:
“Sei sempre nervoso.”
potresti dirgli:
“Cosa ti sta pesando in questo momento?”
Cambiano poche parole. Ma cambia completamente l’effetto.
Il secondo aspetto su cui abbiamo lavorato è stato il focus.
Perché molte persone entrano in campo con la testa piena di altro.
Pensano al lavoro. Pensano a una discussione avuta prima. Pensano a quello che succederà dopo. Pensano a cosa penseranno gli altri.
E così non riescono a essere davvero presenti.
Anche qui, il parallelo con la vita è immediato.
Quante volte torniamo a casa con la testa ancora in ufficio? Quante volte siamo a cena con la famiglia ma stiamo guardando il telefono? Quante volte siamo in una riunione ma pensiamo già alla successiva?
Essere presenti oggi è diventato difficile.
Per questo c’è un secondo esercizio mentale che puoi fare anche tu ogni giorno.
Prima di entrare in una situazione importante, chiediti cosa vuoi lasciare fuori e cosa vuoi portare dentro
Può sembrare una sciocchezza. In realtà è un esercizio molto potente.
Prima di entrare in ufficio puoi chiederti:
“Cosa voglio lasciare fuori?”
Magari vuoi lasciare fuori il nervosismo. La rabbia. La paura. Lo stress.
Poi puoi chiederti:
“Cosa voglio portare dentro?”
Magari calma. Lucidità. Energia. Pazienza. Ascolto.
Lo stesso puoi farlo prima di una riunione, di una telefonata difficile, di una discussione in famiglia o di un momento importante.
Perché spesso il problema non è la situazione. È lo stato mentale con cui ci entriamo.
Infine c’è un ultimo consiglio che può fare una differenza enorme.
Molte persone affrontano le giornate in automatico. Si alzano, corrono, rispondono a mille messaggi, entrano in riunione, parlano con tutti e arrivano a sera svuotate.
Ma la mente ha bisogno di un piccolo rituale per entrare nello stato giusto.
Crea la tua routine personale
Può durare trenta secondi. Non serve di più.
Prima di un momento importante fermati. Respira. Sistema la postura. Scegli una parola guida.
Può essere:
- calma;
- presenza;
- fiducia;
- ascolto;
- energia.
Poi ripetitela mentalmente.
Perché il cervello ha bisogno di una direzione.
Le persone migliori non sono quelle che non sentono pressione. Sono quelle che sanno cosa fare quando la sentono.
Alla fine, il padel è stato solo una scusa.
Perché quello che succede in campo succede anche nella vita.
C’è chi si innervosisce. C’è chi smette di comunicare. C’è chi si blocca dopo un errore. C’è chi resta intrappolato nei pensieri.
Ma ci sono anche persone che imparano a respirare, a comunicare meglio, a restare presenti e a ripartire.
Ed è questa la differenza vera.
Non tra chi sbaglia e chi non sbaglia.
Ma tra chi resta fermo nell’errore e chi riesce ad andare oltre.
Conclusione
Spesso pensiamo che per migliorare servano grandi cambiamenti.
In realtà molte volte basta molto meno.
Basta una parola detta meglio. Basta un respiro prima di reagire. Basta fermarsi un attimo prima di entrare in una stanza, in una riunione o in casa dopo una giornata pesante. Basta scegliere con che energia vogliamo stare accanto alle persone.
La comunicazione, il focus e la gestione delle emozioni non sono qualità che alcune persone hanno e altre no.
Sono competenze.
E come tutte le competenze si possono allenare.
Sul campo. Al lavoro. In famiglia. Nella vita di tutti i giorni.
Perché le persone che stanno meglio, che lavorano meglio e che costruiscono relazioni migliori non sono quelle che non hanno problemi.
Sono quelle che imparano a gestirli meglio.
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Antonio d'Ecclesia - Business Coach
Mi chiamo Antonio d’Ecclesia e da oltre 20 anni lavoro nel mondo delle vendite, della consulenza e dello sviluppo delle persone. Sono imprenditore, business coach certificato dalla Society of NLP™ – Richard Bandler e fondatore di LionCredit.it.
Nel mio lavoro aiuto persone che vogliono migliorare i propri risultati professionali, avere maggiore chiarezza nelle decisioni e vivere il lavoro con più equilibrio e soddisfazione. Professionisti, venditori, imprenditori e lavoratori che sentono di poter fare di più, ma vogliono farlo con metodo, lucidità e direzione.
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